Per tanti bambini il ciuccio o il pollice sono un rifugio: aiutano ad addormentarsi, a calmarsi dopo un pianto, a sentirsi al sicuro. È un bisogno naturale e non c’è niente di sbagliato. Molti genitori però si chiedono se il ciuccio rovina i denti e quando è il momento di smettere. In questa guida trovate le risposte, con qualche consiglio pratico per accompagnare il bambino in questo passaggio senza traumi.

Perché i bambini succhiano il ciuccio o il dito

Il riflesso di suzione è presente fin dalla nascita, anzi già prima. Oltre a quella legata al nutrimento esiste la suzione non nutritiva, cioè succhiare per il piacere e il conforto che dà. Nei primi anni di vita è un comportamento del tutto normale, che molti bambini abbandonano spontaneamente crescendo.

Il problema non è il ciuccio in sé, ma quanto a lungo e quanto spesso viene usato. Un’abitudine che si protrae per molte ore al giorno e per molti anni può influire sullo sviluppo della bocca.

Quali effetti può avere sui denti e sul palato

Mentre il bambino cresce, ossa e denti sono in continuo sviluppo e reagiscono alle forze che ricevono. Un oggetto tenuto spesso in bocca, come il ciuccio o il pollice, esercita una pressione costante e può contribuire a:

  • morso aperto anteriore: quando il bambino chiude la bocca, gli incisivi superiori e inferiori non si toccano e resta uno spazio tra loro;
  • morso crociato: alcuni denti superiori chiudono all’interno di quelli inferiori, spesso perché il palato si è sviluppato più stretto;
  • palato stretto e profondo, per la pressione della lingua e delle guance durante la suzione;
  • incisivi superiori spinti in avanti, soprattutto con il dito;
  • alterazioni nella posizione della lingua durante la deglutizione e, a volte, nella pronuncia di alcuni suoni.

Non tutti i bambini sviluppano questi effetti: molto dipende dall’intensità e dalla durata dell’abitudine, oltre che dalle caratteristiche individuali. La buona notizia è che, quando l’abitudine viene abbandonata presto, alcune alterazioni lievi possono migliorare spontaneamente con la crescita.

A che età togliere il ciuccio?

Non esiste una data uguale per tutti, ma molti specialisti consigliano di ridurre gradualmente il ciuccio dopo il primo anno e di abbandonarlo entro i 2-3 anni. È un periodo in cui il bambino comprende di più, ha altre strategie per calmarsi e in cui eventuali piccoli effetti sui denti da latte hanno più possibilità di risolversi.

Alcune indicazioni utili nel frattempo:

  • limitate il ciuccio ai momenti di bisogno, come l’addormentamento, invece di lasciarlo in bocca tutto il giorno;
  • non intingetelo mai in zucchero, miele o bevande dolci: favoriscono la carie e il miele non va dato sotto l’anno di età;
  • non «pulitelo» mettendolo nella vostra bocca: meglio sciacquarlo con acqua pulita;
  • controllatelo spesso e sostituitelo se è rovinato.

E il dito in bocca?

Il pollice pone una difficoltà in più: è sempre a disposizione e non si può «far sparire». Per questo l’abitudine del dito spesso dura più a lungo e richiede più pazienza. Anche in questo caso conviene affrontarla con gradualità, in genere entro l’età prescolare, e chiedere un parere al dentista se l’abitudine continua dopo i 3 anni.

Come aiutare il bambino a smettere

Togliere il ciuccio o il dito non dovrebbe diventare una battaglia. Funzionano meglio gli approcci graduali e positivi:

  1. Scegliete un momento tranquillo, non durante cambiamenti importanti come l’arrivo di un fratellino, un trasloco o l’inizio dell’asilo.
  2. Riducete poco per volta: prima di giorno, poi solo per la nanna, poi per niente.
  3. Coinvolgete il bambino: spiegategli che sta diventando grande. Alcune famiglie scelgono un piccolo rito, come «regalare» il ciuccio a un personaggio immaginario in cambio di una sorpresa.
  4. Offrite alternative di conforto: un peluche, una coccola, una storia prima di dormire.
  5. Lodate i progressi, anche piccoli, ed evitate punizioni, prese in giro o rimedi amari sul dito senza averne parlato con pediatra o dentista.
  6. Siate coerenti: se tutta la famiglia segue le stesse regole, il bambino si adatta prima.

Se l’abitudine del dito è molto radicata, il dentista può suggerirvi strategie adatte all’età di vostro figlio.

Ciuccio, biberon e carie: un legame da non sottovalutare

Oltre agli effetti sulla posizione dei denti, ciuccio e biberon possono influire anche sulla carie. Succede quando il ciuccio viene addolcito o quando il bambino si addormenta con il biberon di latte o bevande zuccherate: durante il sonno la saliva diminuisce e gli zuccheri restano a lungo a contatto con i denti. Per la nanna è meglio offrire solo acqua dopo aver lavato i denti. Ne parliamo in modo più ampio nella guida sulla carie dei denti da latte.

Quando chiedere un parere al dentista

È utile una valutazione se l’abitudine di ciuccio o dito continua oltre i 3 anni, se notate che gli incisivi non si toccano quando il bambino chiude la bocca, se i denti superiori sembrano spinti in avanti, se il bambino respira spesso con la bocca aperta o se avete semplicemente dei dubbi.

Durante la visita il dentista osserva denti, arcate, abitudini e fase di crescita, e valuta se basta togliere l’abitudine o se è opportuno un percorso di ortodonzia. Per sapere a che età è indicato un primo controllo dell’apparecchio, leggete anche la guida sulla prima visita ortodontica.

Se vostro figlio non ha ancora fatto un controllo, la prima visita è l’occasione giusta per parlarne. Potete contattarci per qualsiasi domanda: a Oral Bimbi siamo abituati ad affrontare questi temi con i genitori, con calma e senza giudizi.

Fonti e riferimenti

  • Ministero della Salute – Linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva, 2008 (sezione malocclusioni)
  • American Academy of Pediatric Dentistry (AAPD) – Policy on Management of the Developing Dentition and Occlusion in Pediatric Dentistry